Keith Hunter Jesperson

Per la rubrica sui serial killer, oggi parleremo di KEITH HUNTER JESPERSON.

Keith Hunter Jesperson

Keith Hunter Jesperson è un serial killer canadese conosciuto come Happy Face killer 🙂 , poiché assassinò almeno 8 donne e disegnava faccine sorridenti sulle lettere che inviava ai media oppure alle autorità. Le vittime preferite di questo gigante, alto 202 cm e pesava 110 kg, erano soprattutto prostitute e senzatetto; che generalmente strangolava a morte. Lui affermò di avere assassinato 185 donne 🙂 , ma gli inquirenti lo collegarono a soli 8 omicidi.

Chi era Keith Hunter Jesperson

Keith Hunter Jesperson nacque il 6 aprile del 1955 in Canada ed era il figlio di mezzo di due fratelli e due sorelle. Suo padre era un alcolizzato e un violento che ovviamente gli rese l’infanzia molto complicata. Avendo sin da giovane una stazza molto grande, viene trattato come un emarginato sia dalla famiglia sia dagli altri ragazzi, con i quali non riesce a istaurare rapporti. Vittima di bullismo, i fratelli lo soprannominarono persino Igor o Ig, trascorreva tutto il tempo in solitudine. Riferì anche di essere stato violentato quando aveva soltanto 14 anni.

A soli 5 anni aveva iniziato a catturare gli animali per poi torturarli, sviluppando uno dei segnali della Triade di MacDonald. Amava torturare e uccidere gli animali 🙂 e continuò a farlo negli anni, mentre cresceva nella sua vita fatta di solitudine e crudeltà.

Keith Hunter Jesperson catturava uccelli, cani e gatti randagi intorno al parcheggio per roulotte dove viveva con la sua famiglia, per poi torturarli e strangolarli a morte. Ben presto si domandò come fosse uccidere degli esseri umani, strangolandoli a morte grazie alla sua stazza.

Si diplomò al liceo nel 1973, ma non frequentò il college per volere di suo padre, il quale credeva che non avesse le qualità per farlo. Finito il liceo conobbe Rose Hucke e si sposarono quasi subito, ossia quando il futuro serial killer da brividi horror aveva 20 anni. Ebbero 3 figli e lui lavorò come camionista per sostentare la famiglia. Divorziarono nel 1990.

Il primo omicidio e la strana vicenda di Laverne Pavlinac

Il 23 gennaio del 1990, nei pressi di Portland, Keith Hunter Jesperson entrò in un bar e abbordò Taunja Bennett. Dopo averla invitata in una casa che aveva affittato, la strangolò a morte con le proprie mani e poi si sbarazzò del cadavere. Su questo primo omicidio del serial killer che soprannomineranno Happy Face killer 🙂 nacque una vicenda che ha dell’assurdo, nata dalle folli dichiarazioni di una donna, ossia una certa Laverne Pavlinac.

Laverne Pavlinac, che a quei tempi aveva 58 anni, tramite i media venne a sapere dell’omicidio di Taunja Bennett e s’interessò particolarmente alla vicenda, fino ad avere un’idea folle, agghiacciante… da brividi horror. La donna in questione aveva da 10 anni una relazione con John Sosnovske, un uomo che la picchiava continuamente, e ideò un folle pianto per liberarsene. Una sera fece una chiamata anonima alla polizia, nella quale affermò di essere una testimone dell’omicidio e disse che il probabile assassino potesse essere un certo John Sosnovske, ossia il suo compagno.

La coppia fu ben presto rintracciata dalla polizia e interrogata in due stanze diverse; in una John Sosnovske si dichiarava all’oscuro dei fatti e di essere innocente, nell’altra Laverne Pavlinac raccontò di essere stata contattata nella notte dal suo compagno che le aveva confidato di essere di guai. Disse che lo aveva incontrato nei pressi di un’area di sosta per camion e di averlo trovato con il cadavere di Taunja Bennett. In seguito avrebbero arrotolato il cadavere in una tenda da doccia per trasportarlo lontano, ossia sul luogo del reale ritrovamento.

Il folle tentativo di liberarsi di un compagno violento diventa ancora più agghiacciante nel successivo interrogatorio, dove cambia versione e racconta che John Sosnovske aveva picchiato e poi strangolato la vittima davanti ai suoi occhi. Queste nuove dichiarazioni fanno scattare l’arresto per entrambi e vengono incriminati per omicidio.

Durante il processo che iniziò il 24 gennaio del 1991, Laverne Pavlinac ritrattò tutto e disse di avere inventato quella storia per liberarsi del suo compagno violento. “Ho iniziato a mentire e mi è venuta addosso una valanga”, dichiarò in tribunale.

Tuttavia, nonostante le prove non coincidessero, nemmeno la tenda della doccia fu mai trovata, utilizzando la confessione registrata della Pavlinac li condannarono all’ergastolo. Pensate che John Sosnovske fu costretto a dichiararsi colpevole per evitare la pena di morte.

Furono scagionati il 27 novembre del 1995, soltanto dopo l’arresto e le confessioni dell’Happy Face killer 🙂 .

Il serial killer Keith Hunter Jesperson

Dopo l’omicidio di Taunja Bennett, poiché tutta l’attenzione era rivolta a Laverne Pavlinac e Sosnovske, il serial killer 🙂 scrisse una confessione sul muro del bagno di un’area di sosta per camion e la firmò con una faccina sorridente. Siccome ciò non catturò l’attenzione che desiderava, iniziò a scrivere lettere ai media e ai dipartimenti di polizia, confessando i suoi successivi omicidi e firmandoli con una faccina sorridente 🙂 .

Keith Hunter Jesperson disegni
Un disegno del serial killer.

Il 30 agosto del 1992 Keith Hunter Jesperson 🙂 commise il suo secondo omicidio accertato dagli inquirenti e da quel momento non si fermerà più, almeno fino al suo arresto. Il modus operandi era sempre lo stesso, abbordare delle donne, soprattutto prostitute e senzatetto, per poi strangolarle a morte.

Pochi giorni prima del suo arresto scrisse una lettera al fratello in cui confessava di avere ucciso 8 persone nel corso di cinque anni, ma in seguito racconto di averne uccise ben 185. Non ci furono comunque prove che lo collegassero a tutti quegli omicidi, ma gli inquirenti si soffermarono soltanto a 8.

La fine del serial killer

Keith Hunter Jesperson fu arrestato il 30 marzo del 1995 per l’omicidio di Julie Winningham. Alcuni giorni prima era finito tra i sospettati per tale omicidio ed era stato interrogato dalla polizia, ma lui non aveva detto nulla e si era rifiutato di collaborare. Tuttavia, convinto che a breve lo avrebbero arrestato, prima provò a suicidarsi, ma il tentativo non andò a buon fine, poi si costituì nella speranza di ottenere una condanna più lieve.

Finito in custodia iniziò a raccontare i dettagli dei suoi omicidi e attualmente si trova in carcere, dove sta scontando tre ergastoli consecutivi. 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

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