Jack Unterweger

Per la rubrica sui serial killer, oggi parleremo di JACK UNTERWEGER.

Jack Unterweger

Jack Unterweger, nato in Austria il 16 agosto del 1950, è stato un serial killer austriaco che soprannominarono Jack lo scrittore o il prigioniero poeta. Si stima che abbia ucciso dalle 10 alle 15 donne, usando come arma del delitto il loro reggiseno.

Chi era Jack Unterweger

Figlio di una donna di Vienna, Jack Unterweger non conobbe mai il padre, un soldato americano. Crebbe con il nonno alcolizzato (almeno questo Jack affermò) e in assoluta povertà. Passò l’adolescenza entrando e uscendo di prigione per vari reati, tra cui piccoli furti e aggressioni a prostitute del luogo.

Nel 1974, quando Jack Unterweger viveva a Salisburgo, si invaghì della sua vicina di casa, la diciottenne Margaret Schaefer, e gli chiese di vedersi per un appuntamento, ma lei aveva rifiutato perché lo riteneva un tipo alquanto strano. Fu allora che chiese aiuto a una prostituta amica di entrambi, una certa Barbara Scholtz, la quale organizzò un’uscita a tre senza potere immaginare cosa passasse nella testa del suo amico un po’ strano.

Il primo omicidio di Jack Unterweger

I tre avevano fatto un giro in macchina e quando Jack aveva parcheggiato in un luogo appartato, prevalse il suo istinto da brividi horror; saltò addosso a Margaret Schaefer e utilizzò la cinta dell’impermeabile che lei indossava per serrarle in polsi. Agghiacciante che Barbara stava assistendo alla terrificante scena senza fare nulla. Subito dopo si recarono con la macchina a casa di Margaret, dove Jack rubò tutto il denaro che trovò, e in seguito condusse le ragazze nel bosco, dove strangolò la giovane Margaret Schaefer con il suo stesso reggiseno.

Jack Unterweger non scampò all’arresto per il suo primo omicidio, processato e accusato anche di sadismo, fu condannato all’ergastolo. Peccato che in Austria per ergastolo si intendeva un periodo di 25 anni di carcere continuativi, con la possibilità di essere rilasciati sulla parola dopo 15.

In prigione  iniziò a scrivere alcuni brevi racconti, poesie e drammi teatrali. Scrisse anche un’autobiografia, dal titolo Fegefeuer – eine Reise ins Zuchthaus, da cui fu tratto un adattamento cinematografico.

In breve tempo divenne noto col soprannome del Prigioniero poeta e un gruppo di intellettuali austriaci, tra cui la scrittrice futuro premio Nobel Elfriede Jelinek, firmarono una petizione per il suo rilascio. Il 23 maggio del 1990 gli fu concessa la grazia, e nei mesi successivi partecipò a numerosi programmi televisivi, soprattutto per discutere il tema della riabilitazione degli ex detenuti.

Il serial killer Jack Unterweger

Scarcerato, Jack Unterweger si trasformò immediatamente da omicida a serial killer. Furono ritrovate morte cinque prostitute, tre strangolate con il loro reggiseno, una con il suo collant e un’altra con il body che indossava. Nonostante tutti gli omicidi presentassero la stessa firma (vittima strangolata con i propri indumenti intimi, denudata e con i soli gioielli lasciati addosso) la polizia incredibilmente non collegò i delitti a lui.

Paradossale che quando l’opinione pubblica si domandò chi si celasse dietro questi omicidi, Jack Unterweger fu intervistato e ne approfittò per dire la sua, sostenendo la tesi della presenza di un serial killer austriaco.

Come se questo non bastasse a dimostrare il suo narcisismo, iniziò a investigare sul caso, intervistando le prostitute per strada. Il suo atteggiamento convinse una testata giornalista ad assumerlo con il compito di fare luce su uno degli omicidi che lui stesso aveva commesso, e di scrivere un articolo ben particolareggiato sulla vicenda. Jack Unterweger prese a intervistare anche i poliziotti incaricati di catturare il misterioso serial killer, ottenendo tutte le informazioni di cui erano in possesso.

Nel 1991 fu assunto come giornalista da una rivista austriaca, con l’incarico di scrivere un articolo sulla criminalità a Los Angeles. Il suo compito era quello di fare un articolo sulle differenze tra il mondo della prostituzione statunitense e quello europeo.

Negli Stati Uniti incontrò esponenti delle forze dell’ordine locali e partecipò a un pattugliamento su un’auto della polizia in uno dei quartieri a luci rosse della città. Anche io stento a credere quale incredibile piega avesse preso la vita di Jack Unterweger, avevano un serial killer in casa e nemmeno erano riusciti a capirlo, anzi si era beccato una bella promozione!

Durante la sua permanenza a Los Angeles, alloggiò al Cecil Hotel, e assassinò le prostitute Shannon Exley, Irene Rodriguez, e Sherri Ann Long, tutte e tre in precedenza picchiate, abusate con rami di albero e infine strangolate coi loro reggiseni.

La fine del serial killer

Nel frattempo, in Austria la polizia aveva iniziato a sospettare di lui, ma nonostante la stretta sorveglianza a cui era sottoposto, non riuscì a trovare prove sufficienti per un arresto. Quando finalmente trovarono le prove, Jack era sparito. Lo inseguirono in Europa, Canada e di nuovo negli Stati Uniti, dove l’FBI lo arrestò a Miami il 27 febbraio del 1992. Durante la sua latitanza, era riuscito a contattare i media austriaci, a cui aveva professato la sua innocenza.

Fu processato per 11 omicidi e il 29 giugno del 1994 lo condannarono all’ergastolo, stavolta senza possibilità di libertà condizionata. Trasferito nel carcere di Graz-Karlau, Jack Unterweger si suicidò il giorno stesso della sentenza, impiccandosi con una corda fatta coi lacci delle sue scarpe e un elastico preso da pantaloni di ginnastica.

Il nodo del suo cappio era analogo a quello usato per le sue vittime. Per un cavillo del diritto austriaco è considerato ufficialmente innocente in quanto morto prima della sentenza di appello.

Add Comment