Per la rubrica sui serial killer, oggi parleremo di DOUG CLARK E CAROL BUNDY.

Doug Clark e Carol Bundy furono una coppia di serial killer che divennero noti come i Sunset Strip Killers, poiché perpetrarono una serie di omicidi a Los Angeles nel 1980. Le vittime designate da questa coppia da brividi horror furono prostitute e fuggiaschi.
Chi erano Doug Clark e Carol Bundy
Doug Clark era il figlio di un ufficiale dell’intelligence navale, motivo per cui la sua famiglia si trasferiva di continuo, arrivando a vivere in ben 37 città diverse, suddivise tra Stati Uniti e resto del mondo. Dopo essersi laureato, si arruolò nell’Air Force, ma durò ben poco, quindi iniziò a cambiare lavoro molto spesso, sfruttando tuttavia le sue doti di meccanico.
La sua vita cambiò drasticamente nel 1980, quando in un bar che era solito frequentare conobbe Carol Bundy, con la quale iniziò a condividere delle fantasie sessuali molto particolari…
Carol Bundy era la figlia di due alcolisti violenti, i quali le resero l’infanzia un vero e proprio inferno. La madre di Carol morì quando aveva solo 11 anni e suo padre iniziò ad abusare sessualmente di lei. Carol si sposò per la prima volta a soli 17 anni con un uomo di 56 anni e nella sua vita, ovviamente prima di incontrare Doug Clark a 37 anni, si sposò per ben 3 volte. Tutti matrimoni finiti male, ma con il terzo marito ebbe due figli.
In seguito iniziò una relazione con un cantante country, un certo Jack Murray, e quando luì troncò, lei iniziò a seguirlo ovunque. Proprio in uno dei bar dove cantava Jack Murray, lei conobbe l’uomo con il quale iniziò una relazione omicida.
I serial killer Doug Clark e Carol Bundy
Con la loro unione sentimentale inizia la follia omicida degli Sunset Strip Killers, nata dalle loro perversioni sessuali. Inizialmente pagarono delle prostitute per fare del sesso a tre, ma un giorno Doug Clark raccontò a Carol Bundy quanto gli sarebbe piaciuto uccidere una ragazza durante il sesso. Nella sua fantasia da brividi horror, sognava di sentire le contrazioni vaginali della vittima durante gli spasmi della morte. Eccitata da tale idea, Carol acquistò due pistole.
La prima vittima di Doug Clark fu una fuggitiva di nome Marnette Comer. Una notte, nel giugno del 1980, Clark tornò a casa e raccontò alla compagna di due adolescenti, Gina Marano e Cynthia Chandler, che aveva ammazzato dopo averle raccolte sulla Sunset Strip. Le aveva costrette a praticargli della fellatio e nel mentre gli aveva sparato alla testa. Sui cadaveri commise atti di necrofilia e poi li scaricò nei pressi della Ventura Freeway, dove furono ritrovati il giorno seguente.
Alcuni giorni dopo assassinò due prostitute e a una tagliò la testa per portarsela a casa e conservarla in frigorifero. Serviva per i suoi attacchi di necrofilia. Due giorni dopo, la coppia ripose la testa in una scatola e la scaricò in un vicolo. In quel periodo, la polizia ritrovò altri due cadaveri abbandonati per le strade.
Un giorno, Carol Bundy decise di assistere a uno spettacolo di musica country di Jack Murray, il suo ex amante, e dopo avere bevuto qualche bicchiere di troppo, si fermò a parlarci e gli raccontò degli omicidi. Murray rimase agghiacciato e le lasciò intendere che avrebbe potuto raccontarlo alla polizia, allorché lei lo attirò nel suo furgone e gli sparò. Presa dalla follia omicida, decapitò il cadavere.
La fine dei serial killer
Due giorni dopo, presa dai sensi di colpa per ciò che aveva fatto al suo ex amante, Carol Bundy confessò l’omicidio ad alcuni suoi colleghi di lavoro, i quali la denunciarono immediatamente alla polizia. Le prove erano schiaccianti, tra cui i bossoli nel furgone.
La donna raccontò tutto, anche degli omicidi di Doug, e finirono entrambi in prigione. Al processo, Doug agì come suo avvocato difensore e cercò di affibbiare la colpa degli omicidi a Carol, sostenendo di essere stato manipolato. La sua difesa non convinse la giuria che nel 1983 lo condannò a morte. Tuttavia, a oggi si trova ancora nel braccio della morte.
Carol Bundy, invece, patteggiò e la condannarono a 52 anni di reclusione. Morì in prigione per insufficienza cardiaca il 9 dicembre del 2003, a 61 anni.






