In questa storia horror vi racconteremo della DALIA NERA (Black Dahlia), all’anagrafe Elizabeth Short, la vittima di un brutale omicidio rimasto irrisolto negli Stati Uniti.

Questa storia da brividi horror ha inizio il 15 Gennaio del 1947, quando in un sobborgo di Los Angeles ritrovarono il cadavere sezionato della 23enne Elizabeth Short. L’aspirante attrice fu torturata, tremendamente mutilata e sul suo viso disegnarono con un coltello un macabro sorriso. Questo scioccante omicidio, come prevedibile, occupò le prime pagine dei giornali e molti vip finirono sotto l’occhio del ciclone, ma il delitto resta ancora oggi un grosso mistero irrisolto.
Chi era Elizabeth Short
Elizabeth Short nacque a Boston e si trasferì in tenera età a Medford (Massachusetts) insieme alla madre e alle 4 sorelle, dopo che suo padre aveva abbandonato la famiglia. Soffriva di asma, infatti trascorreva l’estate con la famiglia a Medford e l’inverno in Florida per curarsi.
La giovane era cresciuta nel mito di Marlene Dietrich e come ogni avvenente ragazza americana, sognava la fama e il successo. Tuttavia, iniziò a lavorare come cameriera ai tavoli e fu sul punto di sposarsi, ma il suo fidanzato morì tragicamente in un incidente aereo proprio prima delle nozze.
Quando arrivò a Hollywood con la speranza di diventare una celebrità, la soprannominarono Dalia Nera per la sua passione del film “La dalia azzurra” e l’abitudine a vestirsi in nero. La ragazza sognatrice aveva gli occhi azzurri e i capelli neri, tuttavia di una bellezza diversa, fuori dai canoni cinematografici del tempo. Alla fine dei conti, l’unica vera fotografia in cui sfilò, fu quando l’arrestarono per avere bevuto alcolici prima dei 21 anni.
Questa è una storia vera, pur sempre da brividi horror, tipica di un film dell’orrore, dove la protagonista sogna la fama e la trova in un modo atroce, diventando la vittima di un angosciante delitto!
L’omicidio della Dalia Nera
Il mattino del 15 Gennaio 1947, una donna che passeggiava per Leimert Park notò qualcosa di strano sul terreno, a primo impatto le sembrò di avere visto un manichino smontato. Si avvicinò per curiosare e rimase di stucco, poiché non si trattava di un manichino smontato ma del cadavere di una giovane donna che era stato tranciato in due. In pochi minuti il sito si riempì di poliziotti e giornalisti in cerca di uno scoop da cronaca nera.

Identificarono il cadavere in poco meno di un’ora, grazie alle impronte che Elizabeth aveva rilasciato dopo il suo arresto per assunzione di alcolici. Il cadavere era nudo e squarciato in due parti all’altezza della vita, mutilato e con vistosi segni di tortura; aveva i capelli tinti di rosso e le era stato lavato via accuratamente il sangue dal corpo. Il volto era stato sfregiato da un profondo taglio da un orecchio all’altro, creando l’effetto chiamato Glasgow smile. Nessuno scoprirà mai il motivo dell’omicidio e soprattutto perché il killer l’avesse resa simile a un clown, in pieno stile Joker.
I giornali la battezzano subito come Black Dalia, la Dalia Nera, rendendola almeno nella morte, famosa come aveva sempre sognato di essere.
Alcuni giorni dopo il delitto, un uomo telefonò al direttore del giornale “Los Angeles Examiner” lamentandosi che non stessero dando la dovuta attenzione al caso di Elizabeth Short e gli promette che avrebbe inviato i suoi abiti. La polizia pensò che si trattasse di un mitomane, ma alcuni giorni dopo furono recapitati gli effetti personali della vittima. L’assassino aveva fatto la sua mossa, era Hollywood e anche lui agognava la fama.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la Dalia nera sarebbe stata vista l’ultima volta la sera del 9 gennaio 1947 nella hall del Biltmore Hotel di Los Angeles, dove probabilmente si trovava in compagnia di un uomo. Molte furono le ipotesi sulla vittima e nonostante corresse voce che facesse la squillo per il suo atteggiamento all’apparenza ambiguo, le indagini non lo confermarono affatto.

Il profilo dell’assassino e i sospettati principali
Con l’autopsia scoprirono che il corpo della Dalia nera era stato sezionato con precisione chirurgica e poi svuotato del sangue. Secondo le ricostruzioni si trattava di un assassino ossessivo, meticoloso, metodico. Qualcuno che aveva ucciso senza fretta, che non aveva paura di essere scoperto e che poi, con sprezzo del rischio o per la ricerca della fama, aveva lasciato il cadavere in bella vista, per farlo ritrovare.
Dell’omicidio di Elizabeth Short furono accusate o si auto-accusarono almeno 60 persone, di cui la maggior parte uomini. Dai documenti ufficiali degli investigatori della Polizia di Los Angeles risultarono 22 sospettati “principali“.
Di seguito andiamo a scoprire chi sono alcuni dei sospettati principali:
Robert M. Manley:
Detto “Red“, fu l’ultima persona ad avere visto Elizabeth in vita e il primo sospettato nei giorni immediatamente successivi al delitto. Lo rilasciarono dopo averlo sottoposto a vari test e avere verificato il suo alibi.
Walter Bayley:
Un chirurgo di Los Angeles che aveva vissuto vicino alla vittima fino all’ottobre del 1946, quando si separò dalla moglie. La figlia del chirurgo era amica di Virginia Short, la sorella di Elizabeth, di cui fu anche testimone di nozze. Morì nel 1948 per una malattia degenerativa e non trovarono mai delle prove su di lui.
George Hodel:
Un medico che finì sotto osservazione dalla polizia di Los Angeles nell’ottobre 1949, quando la figlia quindicenne lo accusò di molestie. Il caso suscitò qualche sospetto con l’omicidio della Dalia nera e le autorità decisero di metterlo sotto sorveglianza dal 18 febbraio al 27 marzo del 1950.
Una paziente con problemi mentali, sotto cura del medico, disse di avere trascorso con lui del tempo nei paraggi dell’Hotel Biltmore e di avere identificato la Short come una delle sue fidanzate. Tamara Hodel, la figlia 15enne, dichiarò che la notte dell’omicidio suo padre era stato fuori tutta la notte per un party.
Nel 2003 Steve Hodel (figlio del dottor Hodel ed ex-detective della Sezione Omicidi della Polizia di Los Angeles) ha pubblicato un libro in cui afferma che il padre, deceduto nel 1999, è il responsabile sia dell’omicidio della “Dalia Nera” sia di un ampio numero di omicidi irrisolti commessi lungo un ventennio. Nonostante tali affermazioni, non hanno mai trovato delle prove sull’effettiva responsabilità di George Hodel sull’omicidio. Possibile che Steve Hodel cercasse soltanto la fama, infatti, in un successivo libro affermò che il padre fosse anche il killer del Zodiaco.
George Knowlton:
Al tempo dell’assassinio da brividi horror di Elizabeth Short viveva a Los Angeles e morì in un incidente stradale nel 1962. A farlo finire sull’elenco dei sospettati fu la figlia, quando dichiarò di averlo visto uccidere la Dalia Nera. Tali dichiarazioni si basarono su ricordi riaffiorati in seguito a una terapia, ma non furono giudicate attendibili dalla polizia.
Il dipartimento di Westminster prese però seriamente in considerazione tali affermazioni e indagò, ma non trovò mai nulla che correlasse George Knowlton con l’omicidio.
Orson Welles:
Anche il celebre regista di quei tempi Orson Welles finì nella cerchia dei sospettati per il delitto; ad accusarlo fu Mary Pacios, ex-vicina di casa della famiglia Short a Medford. La donna fece allusione all’analogia tra il modo in cui era stato tagliato il corpo e alcuni manichini del film “La signora di Shangai“.
Il famoso regista richiese il passaporto il 24 gennaio del 1947, nove giorni dopo il delitto e lo stesso giorno in cui il killer inviò gli effetti personali della vittima al giornale di Los Angeles. Orson Welles lasciò dunque gli Stati Uniti senza avere ultimato il montaggio di Macbeth e rimase per circa dieci mesi in Europa. Ad ogni richiesta della Republic Pictures di tornare negli Stati Uniti per terminare il film, il regista rispose con un categorico rifiuto. Tale comportamento risultò piuttosto strano, eppure, anche su di lui non trovarono alcuna prova che lo inchiodasse per l’assassinio della Dalia Nera.






