Ted Bundy

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Per la rubrica sui serial killer, oggi parleremo di TED BUNDY.

Ted Bundy

Ted Bundy è stato un serial killer che ha ispirato la creazione del personaggio di Buffalo Bill nel film Il silenzio degli innocenti. Lo soprannominarono il killer delle studentesse ed era capace di attirare le proprie vittime grazie al suo fascino. Generalmente attirava la loro attenzione fingendo di essere disabile o in difficoltà, oppure impersonando una figura autoritaria, poi le aggrediva e le stuprava in luoghi appartati.

Alcune volte ritornava sulla scena del crimine per avere rapporti sessuali con i cadaveri in decomposizione e ha decapitato alcune delle sue vittime.

La sua biografa e conoscente personale Ann Rule lo ha descritto come:

“un sadico sociopatico che traeva piacere dal dolore altrui e dal senso di potere che provava verso le sue vittime, sia quando stavano per morire, che dopo“.

Lui si è definito “il più gelido figlio di puttana che incontrerai mai“.

Il procuratore Polly Nelson, uno dei membri che aveva il compito di difenderlo in tribunale, scrisse che “era la precisa definizione del male“.

Chi era Ted Bundy

Ted Bundy nacque a Burlington il 24 novembre 1946 da Eleanor Louise Cowell, invece l’identità del padre non è mai stata determinata con certezza. Il suo certificato di nascita attribuì la paternità a un veterano dell’Air Force di nome Lloyd Marshall, sebbene la madre avesse poi sostenuto che il padre fosse un marinaio.

Per i primi tre anni di vita visse a Philadelphia con i nonni materni, i quali lo crebbero come figlio proprio per evitare la stigmatizzazione sociale che si ripercuote sui figli illegittimi. Alla famiglia, agli amici e al piccolo Ted Bundy, era stato sempre detto che i genitori fossero i suoi nonni biologici, mentre la madre era sua sorella maggiore. Anni dopo lo venne a scoprire ed espresse del risentimento verso la madre per avergli mentito così a lungo.

In adolescenza divenne un bullo e commise vari furti. Nel 1969 si iscrisse all’università e frequentò i corsi di psicologia e legge. Poco tempo dopo prese la tessera del Partito Repubblicano, diventandone una giovane promessa, e cominciò una relazione con la giovane Elizabeth Kloepfer, una donna divorziata.

È proprio in questo periodo che Ted Bundy incontra Ann Rule, una donna che segnò la sua vita, diventandone amica e confidente, totalmente all’oscuro della sua doppia vita; tale esperienza venne descritta dalla Rule nel libro Un estraneo al mio fianco. E sempre in quel periodo lo indicarono come un “eroe” per aver salvato una bambina che stava annegando in un parco.

Secondo alcune testimonianze, Ted Bundy aveva l’abitudine di vagabondare per il quartiere e frugare tra la spazzatura alla ricerca di fotografie pornografiche. Al procuratore Polly Nelson raccontò di come fosse interessato alle riviste pulp, ai romanzi polizieschi e ai documentari di cronaca nera che riguardavano violenze sessuali, in particolare se erano illustrati con immagini di corpi morti o mutilati.

Il serial killer Ted Bundy

Il primo tentato omicidio avviene il 4 gennaio 1974, quando una giovane viene violentata e percossa con la doga del proprio letto. Ted Bundy le aveva infilato la doga del letto nella vagina. Un mese dopo scompaiono 6 ragazze. Il 17 giugno 1974 viene ritrovato il corpo di Brenda Carol Ball e due mesi dopo sono stati trovati i resti di due ragazze scomparse, Janice Ott e Denise Naslund.

Una testimone racconta alla polizia di come fosse stata adescata da un giovane ragazzo di nome Ted, che con un braccio ingessato le aveva chiesto aiuto per caricare una barca a vela sul tetto della sua macchina. Arrivata alla macchina, la ragazza era stata invitata a salire a bordo perché la barca non si trovava lì, ma lei aveva rifiutato e senza saperlo evitò una morte orribile.

L’identikit di “Ted” appare su tutti i giornali e diverse persone fanno il nome di Bundy, ma prima che la polizia si possa muovere lascia Seattle e si trasferisce nello Utah.

Il 18 ottobre 1974 scompare Melissa Smith, era stata mutilata e sodomizzata, mentre il 31 ottobre scompare Laura Aime, sarà picchiata, sodomizzata e strangolata.

L’8 novembre Ted Bundy compie il primo passo falso: fingendosi un poliziotto tentò di rapire Carol DaRonch, ma lei riuscì a fuggire dopo una colluttazione. Poche ore dopo scompare Debbie Kent, che non viene più ritrovata.

Il serial killer si sposta in Colorado, dove spariscono almeno 4 donne tra gennaio e aprile del 1975. Sarà arrestato il 16 agosto dello stesso anno, nel suo Maggiolino saranno trovate una spranga, un passamontagna, un rompighiaccio e delle manette.

Ted Bundy viene arrestato e dopo essere stato riconosciuto da una testimone, viene messo sotto stretta sorveglianza in attesa di una prova definitiva. Sulla base di un quadro indiziario viene condannato per l’aggressione a Carol De Ronch, ma lui riesce a scappare saltando da una finestra proprio mentre l’FBI sta per incolparlo dei delitti in Colorado.

Il serial killer delle studentesse viene ripreso 6 giorni più tardi, ma riesce a evadere di nuovo il 30 dicembre 1977 e a raggiungere la Florida.

Il 14 gennaio 1978 entra nella sede del gruppo studentesco Chi-Omega, uccidendo due ragazze mentre dormivano e mordendo ripetutamente i loro corpi. Ne ferisce altre due, che se la caveranno con qualche frattura al capo e con qualche dente rotto.

La fine del serial killer

Il 9 febbraio 1978 i genitori della dodicenne Kimberly Leach di Lake City ne denunciarono la scomparsa; il suo cadavere lo ritrovarono 8 giorni dopo in un parco. Due testimoni erano però riusciti a prendere il numero di targa della macchina guidata dall’uomo, che si rivelò rubata. Poco dopo Ted Bundy viene fermato alla guida delle macchina rubata e viene quindi arrestato nuovamente.

Il processo per gli omicidi della casa delle Chi Omega si tenne nel 1980. Ad incastrarlo saranno le impronte dentarie sui cadaveri delle due studentesse uccise.

Durante il processo, Ted Bundy si avvantaggiò di una legge della Florida per cui qualunque dichiarazione di matrimonio alla presenza degli ufficiali della corte era ritenuta valida e legalmente vincolante per sposare Carol Ann Boone, una vecchia compagna di università. Lei accettò e divenne sua moglie. Poche ore più tardi arrivò la sentenza di morte.

Il giudice Edward Cowart pronunciò queste parole nella sentenza:

«È stabilito che siate messo a morte per mezzo della corrente elettrica, che tale corrente sia passata attraverso il vostro corpo fino alla morte. Prendetevi cura di voi stesso, giovane uomo. Ve lo dico sinceramente: prendetevi cura di voi stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Siete un giovane brillante. Avreste potuto essere un buon avvocato e avrei voluto vedervi in azione davanti a me, ma voi siete venuto nel modo sbagliato. Prendetevi cura di voi stesso. Non ho nessun malanimo contro di voi. Voglio che lo sappiate. Prendetevi cura di voi stesso».

Durante le visite coniugali in carcere, Carol Ann rimase incinta e nell’ottobre del 1982 diede alla luce una bambina. In seguito lei e il serial killer non ebbero più rapporti.

Ted Bundy continuò a sostenere la propria innocenza e cominciò a richiedere una serie estenuante di appelli. Negli anni di carcere, si tenne in contatto con Ann Rule e offrì la propria assistenza e consulenza agli investigatori che si occupavano del caso del Green River Killer, serial killer dello stato di Washington.

Il 17 gennaio 1989 proclamarono la sentenza definitiva di morte e alle 7.06 del 24 gennaio 1989, il serial killer delle studentesse fu giustiziato con una scarica di oltre 2.000 Volt che attraversò il suo corpo per dieci minuti. Morì alle 7.16 del mattino.

Con una procedura insolita, il suo corpo fu cremato e le ceneri sparse sulle Taylor Mountains dello stato di Washington, dove i resti di molte sue vittime erano stati scoperti.

Il modus operandi di Bundy

La maggior parte delle vittime di Ted Bundy erano adescate nelle vicinanze di college o residenze universitarie, con la “tecnica” del braccio ingessato (chiedendo aiuto alla vittima per trasportare oggetti vari in macchina), resa poi famosa dall’attore che impersonò il maniaco scuoiatore “Buffalo Bill” nel film Il silenzio degli innocenti.

Una volta salita a bordo del Volkswagen Maggiolino la malcapitata ragazza si accorgeva che lo sportello dal lato del passeggero mancava della maniglia e della manovella per abbassare il finestrino; rimanendo dunque intrappolata all’interno dell’auto. Portata in un luogo isolato, era picchiata e uccisa tramite strangolamento o armi da contatto; il cadavere era talvolta stuprato, anche dopo che erano passati diversi giorni (e quindi era decomposto).

Almeno 4 vittime sono state decapitate dopo la morte. In altri casi avvicinava la vittima spacciandosi per un poliziotto. Quasi tutte le vittime erano studentesse universitarie, minute e dai lunghi capelli scuri con la scriminatura centrale.

Ted Bundy
La Volkswagen Maggiolino che Ted Bundy usava per intrappolare le sue vittime è ora esposta al National Museum of Crime & Punishment di Washington D.C.

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