Sharon Lopatka, la donna che voleva essere torturata e uccisa

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La storia horror di SHARON LOPATKA, la donna che voleva essere torturata e uccisa, è un caso di apparente omicidio consensuale avvenuto il 16 ottobre del 1996.

Sharon Lopatka, la donna che voleva essere torturata e uccisa

Gli eventi prima dell’omicidio consensuale

Sharon Lopatka era la prima di 4 figlie nate da genitori ebrei ortodossi e membri della congregazione di Beth Tfiloh. Cresciuta a Baltimora, nel Maryland, Sharon Lopatka era un’alunna molto normale, scrisse in una rivista, fece parte delle squadre sportive e del coro della scuola.

Nel 1991, a 30 anni, si sposò con Victor, un immigrato cattolico che lavorava a Ellicott City, sempre nel Maryland, ma i suoi genitori non approvarono la loro relazione. Probabilmente convolò rapidamente a nozze per evadere dalle rigide regole familiari e finalmente crearsi una propria vita dove le regole se la faceva lei. Il suo matrimonio non produsse figli.

Sharon Lopatka iniziò una campagna pubblicitaria online per sponsorizzare alcune aziende e la lettura psichica, ma ben presto iniziò a commercializzare contenuti pornografici, con lo pseudonimo di Nancy Carlson, dove descriveva donne drogate, ipnotizzate o stordite, impegnate in atti sessuali tra loro.

Ha venduto persino degli indumenti intimi con una pubblicità che diceva: “C’è qualcuno là fuori interessato ad acquistare le mie mutandine consumate… perché non accontentarlo.”

La donna iniziò con siti che confluivano in chat a pagamento, telefonate a pagamento, poi pubblicizzò video pornografici e infine li produsse, mostrandosi in pose e atteggiamenti inequivocabili. Non si è mai capito se il marito fosse a conoscenza di questi fatti e che sua moglie iniziava a calarsi in una spirale di perversione sempre più estrema.

Tra le altre cose, Sharon Lopatka iniziò a coltivare e mostrare il suo desiderio sessuale di essere torturata a morte.

Chi era Robert “Bobby” Glass, l’assassino

Robert “Bobby” Glass lavorava come analista informatico per il governo, in Carolina del Nord. I suoi compiti includevano la programmazione delle agevolazioni fiscali e il monitoraggio della quantità di consumo di gas nella contea.

Per 14 anni, fino a maggio del 1996, Robert Glass è stato sposato con sua moglie Sherri, e la coppia ha avuto 2 figlie e un figlio. Quando sua moglie iniziò a notare che il marito trascorresse troppo tempo al computer, indagò sulle sue mail e chat, e scoprì diversi messaggi “grezzi, violenti e inquietanti” che aveva inviato con gli pseudonimi Toyman e Slowhand. Di conseguenza, pretese il divorzio.

Robert Glass e Sharon Lopatka si conobbero per la prima volta nell’agosto del 1996, in una chat pornografica. I due si scambiarono molti messaggi, dalle indagini della polizia ne scoprirono quasi 900 pagine, dove la donna parlava spesso del suo desiderio di essere torturata. Inoltre, in quei messaggi spiegò come intendesse realizzare la propria fantasia.

Sharon gli chiese di soddisfare la sua fantasia, invitandolo a legarla e strangolarla per farle raggiungere l’orgasmo. Bobby Glass rispose al suo messaggio e con entusiasmo le disse che avrebbe soddisfatto il suo desiderio.

La morte di Sharon Lopatka

Il 13 ottobre del 1996, Sharon Lopatka informò suo marito che sarebbe andata in Georgia per incontrare dei conoscenti, lasciandogli anche un biglietto davvero agghiacciante:

“Se il mio corpo non viene mai recuperato, non preoccuparti: sappi che sono in pace”.

Victor trovò il biglietto e lo notificò alla polizia, ma era ormai troppo tardi.

Bobby Glass, intervistato durante la sua prigionia, ha ammesso di avere realizzato la fantasia di Sharon, ma ha anche affermato che la morte è stata un incidente. Disse: “non so quanto ho tirato la corda… non ho mai voluto ucciderla, ma è morta.”

Nonostante le dichiarazione di Glass, la polizia descriveva la morte come intenzionale e che le e-mail lo dimostravano.

Le indagini della polizia e il ritrovamento del cadavere

Quando Victor chiamò la polizia per avvisare del biglietto che aveva appena trovato in casa, iniziarono subito le indagini e risalirono alla chat con Bobby Glass.

La polizia monitorò Glass per diversi giorni, credendo che Sharon Lopatka fosse viva e che semplicemente si fosse trasferita nella sua residenza, ma non vedendola mai uscire da casa, il 25 ottobre fecero irruzione.

Gli investigatori perquisirono la casa di Robert Glass mentre era al lavoro e trovavano oggetti personali di Sharon, oggetti per il bondage, sex toys e alcune dosi di droga. Sul computer dell’uomo trovarono molti dischi che contenevano immagini e video di sesso estremo e pornografia infantile.

Durante la perquisizione, notarono un cumulo di terreno nei pressi della casa e sotto 2 metri di terra e rifiuti, trovarono i resti decomposti di Sharon Lopatka.

L’arresto di Bobby Glass

Bobby Glass lo arrestarono sul luogo di lavoro e dopo averlo accusato di omicidio di primo grado, lo portarono nel carcere della contea di Caldwell. Inoltre, i federali lo accusarono anche per il possesso di materiale pedopornografico.

Il 27 gennaio del 2000, Robert Glass si dichiarò colpevole di omicidio volontario, sfruttamento sessuale e di detenzione di materiale pedopornografico. Lo condannarono a 53 mesi di carcere per l’omicidio di Sharon Lopatka e 26 mesi per il possesso della pornografia infantile.

L’assassino morì in prigione il 20 febbraio del 2002 per un attacco cardiaco.

La vicenda di Sharon Lopatka, la donna che voleva essere torturata e uccisa, ha ispirato il film del 2008 intitolato “Downloading Nancy” e ha sollevato diverse discussioni sulle colpe effettive di Bobby Glass.

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